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Il noto festival musicale ha (ri)confermato Torino capitale italiana dell’electronic dance music. Portando per la prima volta sul palco un’antologia della migliore scena elettronica femminile. Tra veterane e nuove leve, alla ribalta di un’ambiente che è sempre stato territorio maschile

Dopo il Kappa FuturFestival di quest’estate, il Movement ha (ri)confermato Torino capitale italiana dell’electronic dance music. Due giorni, il 12 e il 13 ottobre, hanno portato in scena alla Fiera Lingotto il meglio della musica dance mondiale.

Una festa menzionata anche dal New York Times e spesso paragonata alla suo gemella di Detroit, in formato estivo. Il Movement è diventato infatti un brand mondiale, un macchina dell’intrattenimento che viene esportata in altri continenti e che è al livello degli altri grandi festival dance europei.

A Torino c’è dal 2006 ed è ormai l’appuntamento autunnale più atteso dagli amanti del genere. Che, quest’anno, hanno potuto anche testare in anteprima una nuova tecnologia cashless per l’acquisto delle bevande e, per la parte artistica, delle console di ultima generazione di Pioneer DJ, le Nexus-2.

L’edizione di quest’anno ha avuto come protagoniste assolute le donne. La prima a esibirsi è stata Nina Kraviz, che ancora oggi è da considerarsi la deejay più conosciuta al mondo. Poi è stato il turno della berlinese Ellen Allien: una icona, una dj che dovrebbe sempre far parte delle line up di ogni festival. È la fondatrice dell’etichetta BPitch Records che in passato ha lanciato artisti del calibro di Paul Kalkbrenner e Apparat. La prima serata ha poi visto alternarsi in consolle due dei più interessanti fenomeni della techno rosa, le belghe Amelie Lens e Charlotte de Witte. La Lens, ex modella, scoperta dalla etichetta italiana Lyase, calca da un paio d’anni parchi importanti come quello dell’Awakenings di Amsterdam e del DC-10 di Ibiza. La sua carriera è molto in ascesa, tanto che pare sia proprio lei la più accreditata a scansare in futuro la Kraviz dal trono della reginetta della techno. La Lens ha dato vita sul palco principale ad un dj set violento, ruvido, martellante, una tempesta di loop e 140 bpm portati all’estremo senza fare sconti.L

Il nome di Charlotte de Witte circola dal 2017 (prima firmava le sue canzoni sotto lo pseudonimo di Raving George), ma è il 2018 l’anno della sua consacrazione, con festival come il Tomorrowland e il Sonar. Il suo show è stato meno estremo di quello della Lens, più melodico e molto coinvolgente. Charlotte ha infatti un enorme talento nel creare atmosfere cupe e malinconiche che sono riconoscibilissime anche nei sui brani. I suoi live puntano a emozionare il pubblico e l’obbiettivo è stato centrato anche nella sua serata al Movement. In mezzo a tanta abbondanza al femminile è passato quasi «in secondo piano» il live di un mostro sacro del beat come Solomun e di Joseph Capriati, uno dei dj italiani più amati e più di successo.

Nella serata di sabato ancora tanta techno, stavolta delle origini, come quella di Detroit con il grande Derrick May, e poi di Jon Hopkins, uno dei migliori compositori elettronici di questa epoca. Ottimo anche Cosmo che ha chiuso con la data di Movement un anno di crescita vertiginosa che lo ha portato ad essere uno dei talenti italiani più seguiti. È però evidente che il Movement di quest’anno sia stato un’antologia della migliore scena elettronica femminile, con veterane e nuove stelle alla ribalta di un’ambiente che è sempre stato territorio maschile.

By Mauro Tomelli.

Articolo originale qui.