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Movement su Max

05.02.2010 Movement sbarca su Max di Febbraio. In un articolo dedicato alla città di Torino, Movement viene citato tra i migliori festival della città che quest'anno è la Capitale Europea dei Giovani 2010.

Fonte: Max

Pagina: 102

Data: febbraio 2010

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TORINO: LA CITTA' A COLORI

Solo fino a pochi anni fa uno diceva Torino sottittendendo città grigia, noiosa, senza alcuna attrattiva. Agli italiani non sarebbe mai venuto in mente di trascorrerci un weekend e gli stranieri faticavano persino a individuarla su una carta geografica. Poi, complici le Olimpiadi invernali del 2006, è cambiato tutto: è diventata glamorous, i turisti sono arrivati a frotte e ne sono rimasti entusiasti. Già, perché Torino è tutto tranne che una grigia città industriale: ci sono 17 milioni e mezzo di metri quadri di verde, lungo i viali ci sono 65.000 alberi e nei parchi altri 100.000. I percorsi pedonali nel verde raggiungono i 50 chilometri; l’area verde fluviale è di quattro milioni di mq ed esiste un progetto per arrivare a 12 milioni. Dal centro si ammira il verde della collina e la cima innevata delle Alpi.

Anche architettonicamente è una città sorprendente. Nelle piazze e nelle vie del centro trionfano il Barocco, il Liberty e il Neoclassico. E d’inverno non bisogna aver paura del brutto tempo, ci sono portici ovunque. Dice Giuseppe Culicchia, che alla sua città ha dedicato un bel libro intitolato Torino è casa mia (Editori Laterza): «Nel caso non si amino gli ombrelli, Torino è una città pressoché perfetta. Ci si può rifugiare sotto i portici a partire dall’ultimo tratto di Via Garibaldi. Da lì si può imboccare Piazza Satuto e proseguire per qualche chilometro. Il tutto, senza soluzione di continuità, e senza mai abbandonare i portici. Non male».
Torino ha molte facce. Se per decenni è stata una città immobile, recentemente per pubblicizzarla è stato scelto come slogan un efficace (e veritiero) “la città che non sta mai ferma”. Sono stati recuperati interi quartieri, per esempio il Quadrilatero Romano, fino a poco tempo fa malsano e malfamato, ora assolutamente modaiolo. Ovviamente non tutti i cambiamenti sono stati in positivo: dal centro sono sparite diverse librerie storiche e antiche farmacie. E lungo la sponda sinistra dello Stura è nato il cosiddetto “tossic park”: è in periferia, area nord. Ma anche in zone più centrali lo spaccio è un problema serio, per esempio attorno a Porta Palazzo e lungo Corso Regina Margherita. Essendo i pusher quasi tutti neri, ha gioco facile chi tende ad associare i termini “delinquenza” con “immigrazione clandestina”. Ma, fermo restando che chi delinque deve andare in galera, c’è anche chi è convinto che il melting pot sia un valore aggiunto e fa notare che a Torino i torinesi siano merce rara ormai da oltre mezzo secolo. Solo che una volta si chiamavano immigrati e oggi si chiamano migranti.
Torino è la città italiana dove si è costruito di più negli ultimi vent’anni: nuovi quartieri residenziali sono sorti dove un tempo c’erano le fabbriche. «Il problema», dice ancora Culicchia, «è che qui, al contrario di quanto accade nel resto del mondo, l’architettura industriale anziché essere riciclata viene sistematicamente rasa al suolo. Con qualche eccezione: il Lingotto di Renzo Piano o la Carpano, che i giovani architetti dello studio Negozio Blu hanno trasformato in Eatitaly». Trattasi di un enorme centro enogastronomico (11.000 mq suddivisi su tre livelli) dedicato all’acquisto, alla degustazione e alla didattica di cibi e bevande di alta qualità.
Idee ce ne sono tante, e il recente stanziamento da parte della giunta regionale di ben 110 milioni di euro per «varare otto grandi progetti-pilota per promuovere sviluppo, occupazione e integrazione con il contesto urbano in quartieri caratterizzati da elevati livelli di degrado sociale, economico e fisico» rappresentano un bello stimolo a darsi da fare.
Insomma, Torino fa sul serio, tanto che ormai viene accostata sempre più spesso a Berlino e Barcellona. Dopo i grissini, la cioccolata e le auto, la nuova specialità locale sembra essere la movida. La notte, soprattutto nel fine settimana, non finisce mai e la scelta è davvero infinita. Si va dai club riservati ai cosiddetti “cabinotti” (sono i figli della “Torino-bene”: si chiamano così perché una volta si davano appuntamento nei pressi di una cabina telefonica di Corso Fiume) ai locali dove trionfa l’avanguardia. E c’è un gran fermento artistico, con decine di gallerie d’arte, caffè letterari e bar dove si organizzano mostre, allestimenti e performance d’ogni tipo.
Non a caso per il 2010 è diventata la “capitale europea dei giovani” (succede a Rotterdam), questo vuol dire che nel corso dell’anno sono previsti decine di incontri, forum e workshop che spaziano dalla danza ai video ai graffiti; oltre a eventi culturali di musica, teatro e cinema che includono edizioni speciali dei festival Traffic, Pagella non solo rock, Emersione, Movement Torino Music Festival, Club to club, Teatro di strada, Torino film festival, Sottodiciotto (il programma completo sul sito www.yourtime2010.it).
Il titolo di “capitale europea dei giovani” va ad aggiungersi a quello di “capitale della cultura” (2009), “capitale mondiale del design” (2008) e “capitale mondiale del libro” (un riconoscimento dell’Unesco). Le iniziative si accavallano: nel 2009 è iniziata la “biennale della democrazia” (www.biennaledemocrazia.it), che si concluderà nel 2011, praticamente in contemporanea con l’apertura della manifestazione per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Come se non bastasse, dal 23 al 28 marzo ospiterà anche i Campionati mondiali di pattinaggio.
Scherzando ma non troppo, Piero Chiambretti dice: «Fino a non molto tempo fa ogni volta che uno straniero mi chiedeva da dove venivo, ero costretto a dire: “Vivo a Torino… near Milano”, un’umiliazione per chi crede nel proprio territorio. A Torino sono nati il cinema, la radio, la televisione, la moda e cosa più importante la scuola Radio Elettra. Iniziative sistematicamente rapinate dalla famelica Milano con la compartecipazione della Città Eterna. Gli ultimi due colpi in pole position sono il Salone del libro e quello del gusto, che tanto piacciono ai cugini». Equivale a dire che ormai Torino non teme confronti. Spesso è sotto la Mole che nascono le idee vincenti. Le altre città stanno a guardare e, quando possono, copiano. (M.Poggini)

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